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DOV'È FINITO IL RISPETTO PER LA POLIS?

di Salvatore Audia - lo stesso articolo è presente nel numero di aprile 2024 de "IlQuindicinale"

Una volta si partecipava più attivamente alla vita politica e sociale del paese. I partiti: Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista e Movimento Sociale Italiano, avevano il polso di tutto ciò che accadeva; tutto veniva registrato, discusso, esaminato. Poi ognuno abbozzava proposte, da dare in mano ai consiglieri comunali, referenti delle forze politiche. C’era molta attenzione a ciò che accadeva nel palazzo. Direte, ma anche oggi si discute, specie sui social! La differenza è abissale. Oggi si discute dal proprio divano attraverso il cellulare ma con assoluta mancanza di quel confronto fisico. Ricordo invece epoche dove si svolgevano riunioni che non finivano mai. Quasi tutti rimanevano fino alla fine.

L’appartenenza politica la si onorava con la presenza e tra gli appartenenti i diversi partiti c’era rispetto; tra democristiani e comunisti, come anche con quelli di destra. Certo ognuno aveva il proprio credo politico, ma alla base di tutto c’era il rispetto della persona. Erano pochi i momenti in cui i più facinorosi arrivavano agli insulti; nell’ultima notte prima del voto, quando c’era l’affissione dei manifesti; qualche furbo copriva i manifesti degli altri e si gridava all’offesa, non era stato rispettato il simbolo, s’immaginava che più visibilità avesse quel simbolo, immediatamente prima ma anche durante le votazioni, e più sarebbero stati i consensi. Tornando a quelle estenuanti riunioni, ricordo i rappresentati di quartiere, c’erano anche quelli, che portavano a conoscenza i disagi che si vivevano nei rioni, ci si faceva carico di una serie infinita di carenze anche serie come la mancanza di lavoro, un ospedale costruito ma ancora da aprire, per poi sondare se nei partiti, ai livelli più alti, nelle assemblee provinciali e regionali, c’era la possibilità di trovare soluzioni. Erano le sofferenze della nostra terra, la parte interna della Calabria. Non ho mai sentito parlare tessere di partito o di preferenze comprate, i consensi si guadagnavano se si possedeva stoffa politica, solo così avevi l’onore e l’onere di rappresentare il popolo. Il paese non lo prendevi in giro facilmente, quel popolo si faceva rispettare. Non ci saremmo mai sognati di far passare per esempio decisioni tipo: stravolgimento dei percorsi stradali interni al paese; chi nel tempo fece il tentativo di cambiare qualcosa, venne fortemente contestato, e tutto è tornato come la polis indicava. Ora la polis (i cittadini), forse abbagliati ma direi anche stanchi e delusi, assorbono tutto come una spugna. Si subisce per esempio la scarnificazione di servizi che dovrebbero garantire il diritto alla salute, servizi conquistati attraverso grandi lotte, come se tutto fosse niente; come se tutto non toccasse la vita di ognuno. Ecco cosa siamo diventati, un popolo addormentato, forse addomesticato, ammaliato da giochi di prestigio, di potere. Non c’è più la polis nella sua interezza, ma tante piccole polis (le famiglie) che egoisticamente trovano soddisfazione solo se dalla politica riescono ad avere qualcosa in cambio. È il declino dei partiti ad aver partorito questo stato di cose. I danni sono enormi. Più tempo passa e più meno gente va a votare, consentendo così, spudoratamente, a chi conquista posizioni politiche e di potere, di migliorare la vita di quei pochi che si vendono facilmente, a danno del totale della comunità che lentamente, ahinoi, sta arretrando.    

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