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SCUOLA DI FORMAZIONE GIOACHIMITA: TRACCE DI SANTITÀ E DI CULTO IN GIOACCHINO DA FIORE

riceviamo e pubblichiamo >>>>>


Nel messaggio fatto pervenire da Papa Giovanni Paolo II all'Arcivescovo di Cosenza, tramite il Cardinale Angelo Sodano, in occasione dell'VIII centenario della morte di Gioacchino da Fiore, il Santo Padre ricorda che "negli scritti come nella vicenda terrena, Gioacchino appare una persona innamorata di Dio, un apostolo ardente di zelo, un predicatore appassionato.


Egli fu soprattutto un uomo della Parola.

La sua opera esegetica merita attento studio e può essere fonte di conoscenze utili, anche a motivo del suo spirito ecumenico. Dalla continua meditazione della Parola rivelata, Gioacchino trasse l'energia spirituale per additare agli uomini la via di Dio. Ebbe in gran conto la preghiera e la contemplazione, vissute nel silenzio e nella quiete, in continua ricerca di Dio. Incurante del prestigio che gli veniva dalla sua carica e dalla stima dei potenti del tempo, mantenne sempre un atteggiamento umile, e fu tenace e gioioso imitatore del Figlio di Dio.


Questo singolare anelito alla povertà e al nascondimento fa di Gioacchino un potente richiamo a considerare i perenni valori evangelici come la via migliore offerta agli uomini di ogni tempo per costruire un mondo giusto, fraterno e solidale.


Considerando le testimonianze di virtù autenticamente cristiane offerte dall'Abate di Fiore, il Sommo Pontefice esprime l'auspicio che la ricorrenza costituisca per l'Arcidiocesi di Cosenza, la quale gli dette i natali e ne conserva le spoglie mortali, come anche per il Popolo di Dio che è in Calabria, una preziosa occasione di riflessione e di spirituale edificazione".


Nel corso dell'iniziativa che si terrà alle ore 17:00 di venerdì 22 ottobre, nella Chiesa abbaziale florense, i relatori ripercorreranno i tratti salienti della vita e del messaggio di Gioacchino da Fiore, le vicende del Concilio Lateranense IV del 1215 e della Commissione di Anagni del 1255, la fama di santità di Gioacchino e la consuetudine, attestata ancora nel XVII secolo, di tenere sempre accesa una lampada sulla sua tomba collocata nell'abbazia, la Raccolta dei Miracoli dell'abate inviata dai monaci florensi alla curia romana nel 1346.


Centro Internazionale di Studi Gioachimiti

San Giovanni in Fiore

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