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SGF: GENTILE «FORZA ITALIA» IN TRINCEA PER LA LEGALITÀ. DOPPIA OFFENSIVA SUI VIZI IN CONSIGLIO E RETROSCENA SULLA RICHIESTA DI ESPULSIONE

di redazione


Il consigliere più di Forza Italia combatte in solitudine contro due pesanti anomalie istituzionali: la nomina a Capogruppo viziata da conflitto d'interessi e l'elezione del Presidente del Consiglio in potenziale violazione dello Statuto. «Un vulnus d'illegalità che la città non merita. Non mi fermerò nemmeno di fronte a intimidazioni politiche».

Una battaglia condotta in assoluta solitudine, ma con la determinazione di chi risponde esclusivamente al mandato ricevuto dai cittadini e al rispetto delle istituzioni. Il consigliere comunale Marco Gentile, dirigente provinciale di Forza Italia e candidato in assoluto più votato della lista azzurra alle ultime amministrative di maggio 2026, porta avanti un'offensiva a tutto campo per far luce su quello che definisce un vero e proprio vulnus di illegalità che sta piegando le regole democratiche del Municipio di San Giovanni in Fiore.

Una posizione di fermezza e rigore istituzionale che sta avendo costi politici altissimi: nei confronti di Gentile è stata persino avviata una paradossale richiesta di espulsione dal partito. Un'onta inaudita e senza precedenti in Italia — subìta da un dirigente di partito la cui unica "colpa" è aver preteso il ripristino della legalità — che tuttavia non ne ha scalfito la determinazione: «Non mi fermerò. La città di San Giovanni in Fiore non merita questo sopruso procedurale e andrò fino in fondo in ogni sede competente».

I due fronti dell'azione amministrativa e legale intrapresa dal Consigliere Gentile mettono a nudo due vicende distinte ma strettamente connesse, che minano alla base la regolarità dei lavori consiliari.


1. IL CASO CAPOGRUPPO FORZA ITALIA: TUEL E REGOLAMENTO VIOLATI

Con un primo e articolato ricorso inviato ai vertici del Comune e a S.E. il Prefetto di Cosenza, Gentile ha impugnato gli atti che lo hanno ingiustamente estromesso dalla guida del Gruppo di Forza Italia. Il documento evidenzia due vizi insuperabili:

L'adesione illegittima del candidato Sindaco non eletto: Per i Comuni sopra i 15.000 abitanti (artt. 72 e 73 TUEL), il mero collegamento elettorale della campagna si esaurisce con le urne. L'ingresso di Marco Ambrogio nel gruppo consiliare richiedeva un'espressa accettazione scritta del gruppo (art. 12 Regolamento), atto del tutto assente.

Il voto decisivo in conflitto d'interessi: La nomina della consigliera Angela Angotti a Capogruppo è avvenuta col voto determinante della stessa interessata, in palese violazione dell'art. 78 TUEL (obbligo di astensione). Applicando la prova di resistenza, la nomina è priva di maggioranza e quindi radicalmente invalida.

La titolarità di Gentile: Escluso il candidato Sindaco non eletto dal computo dell'anzianità (art. 40 TUEL), la carica di Capogruppo di diritto spetta a Marco Gentile, primo per preferenze e cifra individuale.


2. LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO: L'ACCESSO AGLI ATTI SULLA PRESUNTA MODIFICA DELLO STATUTO

Con una seconda e recentissima istanza (ex art. 43 TUEL e L. 241/90), Gentile ha aperto il secondo fronte di verifica, richiedendo l'accesso urgente agli atti relativi all'elezione del Presidente del Consiglio Comunale del 7 luglio 2026.

Il divieto statutario: L'art. 14, comma 2, dello Statuto Comunale stabilisce in modo perentorio che «sono esclusi dalla elezione alla carica di Presidente del Consiglio il Sindaco ed i candidati alla carica di Sindaco proclamati consiglieri».

Il giallo sulla modifica: Il consigliere Marco Ambrogio è stato eletto alla Presidenza sul presupposto che tale divieto fosse stato rimosso con una modifica statutaria. Gentile ha diffidato gli uffici a esibire i verbali, la prova del raggiungimento dei quorum qualificati (art. 6 TUEL) e la documentazione sulla pubblicazione nel BUR Calabria e all'Albo Pretorio per 30 giorni. Se la modifica non è mai entrata in vigore nei tempi di legge, l'elezione della seconda carica del Comune è nulla.

«NESSUN PASSO INDIETRO: PRONTO IL RICORSO AL TAR»

I due casi, analizzati unitamente, delineano un quadro di grave alterazione delle dinamiche democratiche d'assise, lesivo dei diritti di elettorato passivo e di rappresentanza del consigliere Gentile e dei suoi elettori.

«Non si tratta di una battaglia di poltrone, ma di una questione di dignità delle istituzioni», conclude Marco Gentile. «Rimanere solo contro tutti, subendo persino attacchi strumentali nel mio partito, non mi spaventa. Se le autorità comunali e gli organi di garanzia non risponderanno con atti correttivi ed efficaci entro i termini di legge, impugnerò l'intero impianto amministrativo dinanzi al TAR Calabria con ricorso d'urgenza cautelare. La legalità non si baratta».

 
 
 

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