Quando i codardi non avevano un nome..... oppure sì
- Prl Notizie dal Territorio - S. Audia - giornalista

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di Salvatore Audia Siamo nell’era della codardia più estrema. A volte si manifesta in modo palese ma, nella maggior parte dei casi, il codardo studia le proprie mosse nell'ombra. Utilizzando i mezzi messi a disposizione dalla rete, non si limita a esprimere un parere opposto: va oltre. Si insinua nelle discussioni senza essere invitato — i social lo permettono — e si mette a dispensare insulti diffamatori contro chiunque.

So di non dire nulla di nuovo. Tuttavia, siamo tutti consapevoli che questo orrendo metodo di discutere, specialmente quando si parla di politica e di amministrazione (nel nostro caso quella comunale), abbia raggiunto un limite non più tollerabile. Nella piccola redazione che di fatto dirigo, sto cercando in tutti i modi di individuare, o quantomeno arginare, i cosiddetti “profili falsi”: vadano altrove a gettare fango.
Chiunque voglia esercitare il diritto di critica o esprimere un parere contrario — un diritto garantito dalla Costituzione — deve farlo entro i confini della decenza e senza superare i limiti della diffamazione, anch’essi stabiliti dalla legge. Ma, soprattutto, deve metterci la faccia. E per "faccia" non si intende solo una foto: bisogna identificarsi con nome e cognome.

Come possiamo notare, chi fa politica in prima persona utilizza ogni mezzo per attaccare l’avversario; si può criticare, si può dare del bugiardo, ma lo si fa assumendosene la responsabilità. Sta poi al popolo trarne le conseguenze. Sta all’elettore — che ha il dovere di informarsi presso fonti attendibili e non essere devoto per partito preso — decidere chi sia serio, onesto e capace.
Sembrano ovvietà, ma osservando l’attualità ci rendiamo conto che spesso si "spara a zero" senza conoscere i fatti. Si attaccano soggetti politici per denigrarli. Se chi governa ha il diritto di farlo, ha allo stesso tempo il sacrosanto dovere di non travalicare il limite della decenza, come purtroppo abbiamo visto e ascoltato negli ultimi giorni. Viviamo in un posto piccolo — hai voglia a chiamarla "città" — e bene o male ci conosciamo tutti: conosciamo la storia di ognuno e ciò che di positivo o negativo ha fatto, nel pubblico come nel privato.
Ma se c’è una cosa da cui bisogna prendere fermamente le distanze, sono i codardi che diffamano il prossimo nascondendosi: quella è la razza peggiore. Io li considero feccia della società. Sono quelli con la solita tanica di benzina in mano, pronti a gettarla sul fuoco per il solo gusto di veder bruciare tutto e tutti, godendosi uno spettacolo che non porta a nulla. Sono orrendi fuori e, credo, lo siano anche dentro le proprie mura. Non hanno il coraggio di palesarsi e magari sono gli stessi che vorrebbero dare insegnamenti ai propri figli. Come fanno? Con quale faccia li guardano? Con quella vera o con quella dietro la quale si nascondono?

Considerando che stiamo entrando nel vivo della campagna elettorale per le comunali, apriamo la mente e, se possibile, anche il cuore. Impariamo a discernere basandoci su fatti reali, non su verità "indorate" o caramellate: ne va del futuro di questa comunità per i prossimi cinque anni. A molti di noi il prossimo sindaco non cambierà la vita, ma non possiamo continuare a essere spettatori inconsapevoli.
Guardiamoci dentro e aiutiamo a dare corpo alla verità, non alla fantasia. Il fantastico affascina, ma non è reale. Se vogliamo dire la nostra, facciamolo mettendoci nome e cognome. Usiamo l’ironia, che non guasta mai ed è permessa dalla legge, ma quando saremo chiamati a dare il nostro consenso, facciamolo con la consapevolezza di poter tornare a casa e guardarci allo specchio.
Anche i codardi hanno gli specchi in casa, ma li tengono coperti. Avrebbero paura di usarli: nei loro riflessi vedrebbero sempre e soltanto l'immagine di un codardo.
Buona Pasqua a tutti, tranne che ai codardi.




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