SGF: IL TAVOLO DA GIOCO, IL CAMPO DA GIOCO, NON LO SI ROVINA. SE SI È CAPACI, LO SI RICONQUISTA - di Salvatore Audia
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Mentre il sindaco Antonio Barile, in attesa che si formi la nuova giunta, è già immerso a capofitto – anche dieci ore al giorno – nel lavoro preliminare di analisi degli atti deliberati da chi lo ha preceduto (con il primo effetto di qualche cancellazione deliberativa, per come la legge consente), tutt’intorno si registra un vociar sulle vicende nate con le ultime elezioni.
I peones dei vari schieramenti continuano, con toni spesso oltre il limite, a dire la loro sui social: luoghi, questi, trasformati in ring dove la regola principale è darsele di santa ragione, arrivando a offese personali – per lo più provenienti da profili falsi o discutibili – che richiederebbero il ricorso alle vie legali. Si sono lette affermazioni del tipo: “Ha vinto Barile sì, ma si è dovuto accordare con Mario Oliverio”. Ma il già Presidente della Giunta Regionale della Calabria risulta a qualcuno che abbia perso i diritti costituzionali di fare politica? Perché è di politica che stiamo parlando.

Durante gli ultimi anni, vi risulta forse che non ci abbia messo la faccia nel denunciare quelle che riteneva storture, additando la precedente amministrazione targata Succurro-Ambrogio come spregiudicata e mossa da chiari interessi politici di carattere personale? Riteniamo utile fare un po’ di chiarezza sulla questione, altrimenti tutto passa in cavalleria e la memoria sbiadisce.
Quando Oliverio scelse di mettersi in gioco, il “Comitato 18 gennaio” era nato già da tempo ed erano altri a farne parte, tra i quali figurava Giuseppe Belcastro – poi scelto dallo stesso comitato come candidato a Sindaco. Oliverio decise liberamente di aderire al gruppo perché vi erano uomini e donne con cui, nel tempo, aveva condiviso tante tornate elettorali e altrettante battaglie. E allora, perché scandalizzarsi se nel giorno del ballottaggio lo si è visto affacciarsi da quella finestra? Semplicemente per salutare la piazza, perché in quella piazza c’era la sua gente. C’erano uomini e donne liberi che, immediatamente dopo il materializzarsi dell’ormai famoso accordo Barile-Candalise-Belcastro, davano sfogo alla gioia per la vittoria di Barile, riunendosi in piazza. Cosa c’è stato di male se in quel momento c’erano anche ragazzi e ragazze che, cantando “Bella Ciao”, hanno voluto testimoniare la loro appartenenza al gruppo “Spontaneamente”? Fanno tutti parte di un collettivo che da anni mette in campo iniziative politiche e culturali che non si registravano da tempo, o qualcuno pensa ancora il contrario? O si preferisce etichettare questa unione con il brutto appellativo di "inciucio"?

Questa si chiama politica. Se Candalise e Belcastro hanno deciso di convergere sul candidato Barile è perché, seppur con sfumature diverse (e ci mancherebbe), la prerogativa unica era quella di spezzare un sistema. Quel sistema che per il 56% dei sangiovannesi – come emerso dal ballottaggio vinto dal candidato più votato – non andava più bene.
Il paradosso è un altro, cari lettori. La sconfitta di Ambrogio va ricercata nel suo stesso alveo. Ma lo avete capito o no che le avvisaglie erano già emerse dalla tornata elettorale delle regionali? Lo avevamo pure scritto. Lo avete capito che i poco più di 2.200 consensi per Rosaria Succurro a San Giovanni in Fiore erano un campanello d’allarme? Sì, la Succurro è stata eletta, buon per lei naturalmente. Ma vi siete chiesti perché, dal comune che amministrava da cinque anni, siano arrivati solo (si fa per dire) quei consensi? E vi siete chiesti perché, una volta nominata commissaria di Forza Italia a San Giovanni in Fiore, tale nomina non abbia aggiunto nulla al partito che potesse dar ragione, al primo turno delle comunali, al marito? Quello stesso marito che, nel frattempo, forzando oltremodo la mano, veniva imposto come candidato. Le mie rimarranno senza dubbio solo considerazioni da osservatore, ma credo vogliano pur dire qualcosa.
E delle dieci liste con candidati a zero voti, ne vogliamo parlare? E la solitudine di Marco Ambrogio nell’ultimo comizio in Piazza Aldo Moro prima del primo turno non vi ha suggerito nulla? E l’assenza dello stesso Ambrogio al confronto finale con Barile, nemmeno questa vi dice nulla?
Alcune sconfitte, amici miei, vengono sì dai meno voti presi, ma hanno una genesi ben configurata e distinta che solo i tifosi distratti e creduloni non riescono a vedere. Per carità, nelle campagne elettorali se ne dicono a quintali di fesserie, ma non sono quelle ad aver decretato la sconfitta del candidato del centrodestra. Se avesse vinto Marco Ambrogio avrebbe vinto tutto il centrodestra, ma la sconfitta – forse non lo avete ancora compreso – è solo sua. Negli ambienti politici bisogna avere il vento che gonfia le vele, e così non è stato.
Lasciate stare l’affaccio di Oliverio da quella finestra e non chiamate "inciucio" un accordo voluto principalmente da Antonio Barile, che telefonò di persona per incontrare Belcastro e Candalise. Sì, ora in molti stanno aspettando che salti tutto per tornare... dove? A votare? È già scritto che, se si tornasse alle urne, Barile vincerebbe al primo turno.

Ecco perché diciamo che una legislatura all’opposizione farebbe bene agli sconfitti; non foss’altro perché, facendola, si assaporerebbe il gusto amaro del non contare nulla, del vedersi passare davanti scelte considerate sbagliate. Scelte che però si
potrebbero contestare, esattamente come fatto negli ultimi cinque anni da Barile e Lacava. Questa è la politica: si scende, si sale, ci si ferma, si riflette, eventualmente ci si ripropone e, se si hanno i numeri, si torna a vincere.
Siamo convinti che San Giovanni in Fiore non meriti il teatro dell’orrore a cui stiamo assistendo. Si chiama gioco delle parti. Se si è capaci si gioca, ma la regola principale è una sola: il campo da gioco, il tavolo da gioco, non lo si rovina, al massimo, si tenta di riconquistarlo.




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