820 ANNI DALLA MORTE DELL’ABATE FLORENSE, DOMANI, COMMEMORAZIONI A COSENZA E SAN GIOVANNI IN FIORE


Commemorazione dell'820° anniversario della morte di Gioacchino da Fiore nella Cattedrale di Cosenza e nell' Abbazia di San Giovanni in Fiore.

Due importanti iniziative organizzate dalla Chiesa cosentina per celebrare l'820° anniversario della morte di Gioacchino da Fiore.



La prima si terrà mercoledì 30 marzo alle ore 10 nella Cattedrale di Cosenza. I saluti istituzionali saranno porti da don Luca Perri, parroco-rettore della Cattedrale, da don Enzo Gabrieli, postulatore, e dal prof Antonio d'Elia, presidente dell'Accademia cosentina e preside dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro. Il prof Giuseppe Riccardo Succurro e il prof Giovanni Greco, rispettivamente presidente e segretario del Centro internazionale di studi gioachimiti, terranno le relazioni su " Virtutum synopsis"- la biografia di Gioacchino da Fiore scritta da Luca Campano, Arcivescovo di Cosenza.

Nel pomeriggio, sempre del 30 marzo, alle 17, verrà celebrata una Messa nella chiesa abbaziale florense. Seguirà una relazione de presidente del Centro internazionale di studi gioachimiti su "Le preghiere dei monaci florensi".

820 anni fa, il 30 marzo 1202, Gioacchino morì a San Martino di Canale, nel comune di Pietrafitta, alla presenza di numerosi monaci e degli abati di Santo Spirito di Palermo, di Corazzo e della Sambucina. Nei primi Vespri della Quinta Domenica di Quaresima, "nel sabato in cui si canta il Sitientes, gli fu concesso - scrive Luca Campano nella Synopsis virtutum - di non avvertire alcun dolore per la conclusione della sua vita mortale e, raggiunto il vero sabato, di affrettarsi come cervo alle sorgenti delle acque".

"Piacque infine ai suoi figli, che aveva lasciato come successori del suo magistero, trasferire la tomba di tanto padre a Fiore, ove egli riposasse sino al suono della tromba in un cenotafio per lui preparato ", racconta Giacomo Greco nella Chronologia del 1612. Entro il 1226 le reliquie di Gioacchino vennero traslate da San Martino nella nuova chiesa abbaziale di San Giovanni in Fiore e collocate nella cappella di destra del transetto, intitolata alla Vergine, in una tomba terragna.

Questo nuovo complesso abbaziale, costruito più a valle di Jure Vetere tra il 1195 e il 1234 nella località Faradomus o Faraclonio, dopo l'incendio del protocenobio di Jure Vetere divenne la casa madre dell'ordine florense e ne ereditò il nome.

Sul sepolcro di Gioacchino fu inciso il distico iniziale di un inno di Pietro di Matera: Hic Abbas Floris coelestis gratia roris (Questi è l'Abate di Fiore, grazia di rugiada celeste).


Centro Internazionale di Studi Gioachimiti

SAN GIOVANNI IN FIORE

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