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SGF, "COLLETTIVO PER LA DIFESA DELLA MEMORIA POPOLARE": QUELL'INTITOLAZIONE INOPPORTUNA

"Peppino Impastato era è e sarà sempre uomo del popolo, la voce degli ultimi, degli oppressi e non avrebbe di certo gradito di diventare il simbolo di un luogo identitario del potere e della prepotenza"


La figura di Giuseppe Impastato è nota a tutti. "Peppino" è da circa 47 anni il simbolo per eccellenza della ribellione dei cittadini contro la mafia e dei soprusi a cui viene sottoposta la cittadinanza, costretta a vivere sotto una cappa di oppressione e di terrore. Scrivono così, in una nota, gli appartenenti al Collettivo per la Difesa della Memoria Popolare di SGF. Nella sua Cinisi - prosegue la nota - Peppino Impastato, con sagacia ed ironia tagliente denunciava la presenza asfissiante della mafia e della collusione della politica locale del tempo con il "potere" mafioso. Peppino conosceva bene quello di cui parlava, viveva a soli 100 passi dalla casa di Geatano Badalamenti, potentissimo boss mafioso ed era a sua volta figlio di "uomo d'onore", conosceva quella realtà ed i rischi che avrebbero provocato queste sue rimostranze, ma decise, sicuramente con la forza della sua giovane età di non voltarsi dall'altra parte e di non piegare la testa mai, e di portare avanti le sue idee di libertà e giustizia fino all'estremo sacrificio.

I martiri laici, é vero diventano patrimonio comune, ed ognuno ne prende un pezzo per utilizzarlo a proprio vantaggio, questa purtroppo è una circostanza che si ripete continuamente e ovunque, senza distinzione di orientamenti politici e sociali.

Ma vista la figura di Peppino, uomo profondamente di sinistra del nostro passato recente, e quindi ben noto a tutti per il suo coraggio e la sua lotta per la libertà e uguaglianza sociale, possiamo dire certamente che mai avrebbe voluto vedere il suo nome utilizzato come mero spot elettorale, come una sorta di specchietto per le allodole, per raccattare il voto di qualche indeciso, come la bella statuina da esporre come simbolo di cambiamento fittizio delle condizioni degli ultimi, che a conti fatti restano sempre in fondo alla scala sociale, impedendo al processo di democrazia di compiersi nel pieno delle sue potenzialità, proponendo come realtà concreta un'uguaglianza sociale solo formale e mai realmente sostanziale, che difatti era quella per la quale Peppino ha sempre lottato. Ne tantomeno desiderava essere accostato a sgargianti e perenni luminarie, pagate sempre più a caro prezzo dai cittadini, vessati da tasse sempre più alte, in un periodo storico in qui imperversa una crisi economica senza precedenti e che spesso vivono nel loro quotidiano in uno stato di indigenza vicina all'assoluto.

L'esperienza terrena di Impastato ha tracciato un solco bene diverso da quello verso il quale lo si vuole condurre, la sintesi era lotta contro i soprusi di ogni sorta del forte contro il debole, professando senza risparmiarsi mai la sua fede nell'ideale Comunista nel senso più profondo e autentico, inteso come vivere tutti alla pari liberi, come comunità unita dove ognuno opera per il bene del prossimo. Detto ciò, quindi, appare inopportuno appunto ricordare Peppino Impastato in un luogo, l'isola pedonale, che è stato sin dalla sua messa in opera "l'Isola della discordia", visto che molti cittadini ne hanno e ne continuano a contestare la sua realizzazione evidenziando, (ma oggettivamente non può dirsi il contrario), la presenza di notevoli disagi alla viabilità cittadina soprattutto nei mesi invernali, nonché un forte malcontento da parte dei commercianti e i residenti del luogo, ai quali la creazione del "salotto buono della città", ha recato solo incomodi e perdite economiche rilevanti, a favore di una piccola parte degli stessi che ne hanno tratto sicuramente vantaggi di varia natura. In breve si utilizza il nome di Giuseppe Impastato, trascinandolo dalla parte opposta a quella che era il suo reale sentire, per fomentare discordia e contrasto sociale, cosa lontana anni luce da quello che è stato il suo vissuto e la sua battaglia. Peppino era è e sarà sempre uomo del popolo, la voce degli ultimi, degli oppressi e non avrebbe di certo gradito di diventare il simbolo di un luogo identitario del potere e della prepotenza com'è da qualche tempo diventato il Corso Roma di San Giovanni in Fiore. Va chiarito che non si contesta l'intitolazione di uno spazio comune al Peppino Impastato, ma se ne evidenzia l'inopportunità del tempo e del luogo in cui viene posta in essere, considerati incompatibili con quella che è la sua figura. La nostra città è piena di luoghi e scorci meravigliosi, fortemente identitari per il popolo sangiovannese che sarebbero più opportuni da dedicare a questo martire laico dei nostri tempi, proprio perché simbolo di unità e coesione cittadina e soprattutto si evidenzia l'inopportunità di strumentalizzare questa figura ad uso esclusivo della classe politica attualmente al potere in piena campagna elettorale, perché Peppino è vivo e lotta insieme a noi (tutti).

Collettivo per la Difesa della Memoria Popolare - SGF

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